Il precario

“Precario” è un termine in uso dagli ultimi anni del XX secolo ma che non esisteva cinquant’anni prima perché le aziende conservavano gelosamente i tecnici esperti e affidabili, considerati come componenti del patrimonio aziendale. Il mio precariato, dal 1954 al 1956, è importante per le esperienze lavorative che acquisisco.
Il primo impegno che prendo con me stesso è la frequenza di un corso quadrimestrale, per ottenere un attestato di stenodattilografia e contabilità. Voglio utilizzare in modo professionale la macchina Olivetti che mamma ha e utilizza in casa per i suoi lavori di contabile. Mi piace scrivere ma mi piace anche vederne i risultati ordinati e puliti.
Poi nove mesi nella Bombrini Parodi Delfino (B.P.D.) di Colleferro dove affianco un ingegnere esperto negli “impianti di terra” della fabbrica; nei primi mesi vedo e conosco tutte le lavorazioni poi, come turnista in una piccola centrale elettrica, metto in pratica quanto studiato a scuola. Fare il pendolare stanca (due ore e mezza al mattino e altrettante per tornare a Roma, a casa); cerco altre soluzioni e uno stipendio mensile superiore alle 35.000 Lire.
Rifiuto la richiesta della sconosciuta IBM (secondo me non affidabile a causa del piccolo negozio a due porte esistente in Piazza Barberini) che prevede il corso di un anno a Bolzano. Rifiuto anche, pur avendo superato gli esami scritti a Torino, l’offerta della RAI per un corso di “operatore TV” da frequentare, sempre a Torino (che prospettive ci sono con la TV? A chi lo chiedo? Mamma non ne sa molto, papà non c’è più). Vengo però selezionato dalla Società Romana di Elettricità per un corso di sette mesi, questa volta a Roma. Non farò più il pendolare. Accetto, svolgo le stesse attività degli “Assistenti ai Lavori” (ma sono soltanto un “corsista”). Al termine dei sette mesi: “ti chiameremo”.
Dopo due mesi di attesa torno a scuola che ha sempre richieste di periti industriali da parte delle aziende. Vado alla Westrex, costruisco pannelli per il “cinemascop” e vado a montarli nei cinema romani. Di sera, per arrotondare, grazie all’amicizia con Mauro, (figlio del Direttore dell’ippodromo di Villa Glori) trovo un lavoro nei botteghini che ricevono le giocate (vincente, piazzato, accoppiata ecc…).
Ma ci sono altre esperienze che porranno le basi per componenti culturali che mi accompagneranno nella vita.
Una è nella musica.
Mio zio, Reginaldo Caffarelli, che ha la cattedra di cornetta presso l’Accademia di Santa Cecilia, mi incoraggia nella musica e nell’uso della chitarra anche se, “la uso come i barbieri quando fanno le serenate”. Mi manda da un suo allievo, Gangi, che diventerà un grande della chitarra.
Vengo selezionato dalla RAI per l’”Ora del dilettante” ed ho la mia prima grande soddisfazione i pubblico. Canto una canzone spagnola ed ottengo, come premio, un maglione da sci.
L’altra esperienza che mi accompagnerà nella vita è nel turismo
Ho lavorato alla BPD e messo qualche soldo da parte; ho venti anni e un grande sogno: una “Lambretta E”. Costa 100.000 Lire. Con l’aiuto di mamma, che “avalla” le cambiali da 5000 Lire, ho finalmente il mio mezzo di trasporto. Che faccio? Non mi contento della gita fuori porta. Voglio andare in Francia dove, per la prima volta, ci si può recare con la carta d’identità “valida per l’espatrio”. Almeno fino a Nizza, con mio fratello minore, nel modo più economico arrangiandoci per il vitto e dormendo negli Ostelli della Gioventù. L’A.I.G. è una organizzazione nata da poco, con pochi ostelli che possono essere sedi di tappa nei lunghi viaggi. Un’esperienza fantastica, un’avventura. La prima volta all’estero! Preparo il viaggio soltanto sulla carta geografica, conservo sempre un fondo spese per l’eventuale rientro in treno nel caso di guasto alla moto; nulla di più. Una passione che conserverò per tutta la vita.
Un mese dopo, al ritorno, l’Assistente della Parrocchia ci chiede di tenere un’assemblea agli altri ragazzi per raccontare in che modo si è svolto il viaggio, come si mangia negli ostelli, i costi, le strade e tante altre cose. Mio fratello e io siamo le “vedette del Flaminio” e parliamo a tanti ragazzi della nostra avventura in un periodo in cui non viaggia nessuno sia per motivi economici che per mancanza di interesse.
Il precario termina di essere tale dal 1° settembre 1956. Viene assunto a Roma dalla SRE ed ha la sede di lavoro in Via del Tritone 210.
Restano alcuni ricordi nei Flash” che, se vuoi, puoi richiamare
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