Il ragazzino

Nasco nel 1934, in una famiglia borghese e benestante, con i genitori impiegati, casa di proprietà e donna di servizio. L’album di famiglia mi ritrae, a partire dalla nascita, nei giardini del quartiere Flaminio.
Due anni dopo nasce mio fratello e in casa arriva anche la bambinaia perché la donna di servizio non ce la fa a sostenere gli impegni casalinghi, la cura dei bambini, la spesa nei negozi e la cucina. Non esistono gli elettrodomestici e i supermercati. Sia mamma che papà mi dedicano molto del loro tempo libero dal lavoro. Sanno che, nei primi anni di età, il bambino assimila tutto, senza sforzo.
A quattro anni e nove mesi inizio la prima elementare che terminerà nel giugno del 1944 con Roma in festa per l’arrivo degli americani ed io felice di andare alla scuola media. Da “Figlio della Lupa” divento “Lupetto”.
Nel "Diario dalle elementari" racconto quegli anni di pace e di guerra, le gioie e i dolori. E’ un pezzetto di storia che ti invito a leggere.
L’ho presentato in alcuni premi letterari ottenendo: il 3° premio nel concorso ACR IL MILANESE, di Milano, il 15/12/2007 e il 1° premio, nella versione in dialetto romanesco, nel concorso Mario dell’Arco il 26/6/2008. Ha avuto anche numerose pubblicazioni.
Ma il “Diario…” non contiene alcuni “Flash” facenti parte de “La mia storia a puntate” del 1997. Anche i Flash sono pezzetti di storia. Se ti interessa vai a leggerli.
Roma è libera e si riorganizza. Ora non sono più uno scolaro ma uno studente che frequenta lCi arrivo prendendo un tram e una camionetta privata che, ogni tanto, si rovescia per il sovraccarico; il mio compagno di banco (principino G.L.D.) ha l’auto con autista che lo accompagna e lo va a prendere all’uscita.’Istituto S. Apollinare un po’ lontano dal Flaminio.
Dopo il primo anno di medie muore papà che mi mancherà tanto. E’ricoverato al Policlinico e muove la bocca per dirmi qualche cosa ma la voce non esce più. Morirà più tardi quando due amici di famiglia, per non farci vedere la fine, porteranno me e mio fratello al Pincio, sulla barca. Papà ci mancherà tanto perché non ci potrà più spiegare Stati, monete, colonie e re che compaiono nella collezione di francobolli; perché non potrà più farci vedere i resti di Roma antica e non faremo più le gite in treno per vedere i dintorni di Roma; perché non potrà più verificare se i compiti per la scuola sono ben fatti. Mamma non avrà più tempo da dedicarci per l’enigmistica.
E’ il 30 giugno 1945. Il Nord è libero da due mesi.
Le famiglie si riuniscono. Mio zio Martino, professore universitario, è il più noto commercialista di Genova.
Offre a mia madre, per alleggerirla, di tenere per uno o più anni, uno di noi due fratelli. Chiedo a mamma di andare io. Per lei è un dolore, per me è un’avventura in un mondo sconosciuto raggiunto dopo un giorno e mezzo di treno, per aggirare i ponti distrutti dai bombardamenti.

Gli scout genovesi mi accolgono bene; per i compagni di seconda media sono un “terrone” da sfottere e infastidire (tante botte date e prese). Mi manca Roma e la mia famiglia ma… ho scelto io. Mi capisce e mi sostiene mia cugina, ex partigiana, molto bella, che mi fa conoscere la città e, di domenica mi dà 50 lire per andare allo stadio di Marassi. Mio zio mi porta in auto (una rarità nel dopoguerra) a vedere la Riviera Ligure. Ho una bella stanza, nella Genova Alta, da cui vedo la città e l’ora sulla cima del “grattacielo”. Trascorso l’anno scolastico, durante il quale combino un sacco di guai, gli zii mi riportano a Roma con due materie da riparare a ottobre. Torno così all’Istituto S. Apollinare, riparo e frequento la terza media. I "flash" genovesi sono molti; ne seleziono un paio.
Dopo il rientro a Roma muore nonno e nonna si trasferisce paralizzata in casa nostra. Mamma è eroica e, con l’aiuto della donna di servizio, pur in un benessere limitato, riesce a far prendere coscienza a me e mio fratello sul valore del denaro e sulla distinzione tra necessità e superfluo. I nostri amici sono nella Parrocchia, che ha il campo di calcio, e nei Lupetti.
Con l’iscrizione all’Istituto industriale Galilei ottenuta grazie ad una “coda” di mamma iniziata, fuori della scuola, la sera precedente e alla mia media del sette, termina il periodo del "Ragazzino" e inizia quello del "Ragazzone" che ha il dovere di studiare per “farsi una posizione”.

da MEMORO, la Banca della Memoria: Tre melanzane per uno