Diario di viaggio

NEPAL – SIKKIM
Un itinerario nella cultura tibetana
(25 ottobre – 15 novembre 2000)

Perché in Nepal e in Sikkim
Dopo oltre 35 Paesi visitati con mezzi di trasporto e alloggi più disparati ho sentito la necessità di un viaggio senza legami d’Agenzia, senza giorni, siti e orari prestabiliti, senza grandi alberghi con vestiario decente. Ora cerco una vacanza da uomo libero.
Avevo viaggiato con autostop, in Lambretta, in auto, con aereo; avevo alloggiato in tenda canadese, in pagliaio, in roulotte, in alberghi a 5 stelle. Abituato a tutto e con spirito di adattamento scontato so che le vacanze che desidero sono possibili con “Avventure nel Mondo” (A.n.M.), un’organizzazione con grande esperienza.

Ok. Ma dove andare? Tra le ipotesi di mio interesse c’è il Nepal. Come sempre acquisto un libro, ne acquisisco storia, cultura e ambiente e mi affaccio alla sede di A.n.M. per un eventuale viaggio.

Perché il Nepal?

So che ha un paesaggio straordinario e templi antichi ai piedi delle vette dell’Himalaya, che è ricco di bellezze naturali, di storia e di cultura. E poi… da ragazzo, ero stato su alcune vette delle Dolomiti e delle Alpi tra cui il Monte Rosa, Cima Margherita,. Vorrei tanto vedere l’Himalaya e gli 8000 del gruppo Everest. Un sogno, sempre rimasto nei desideri. Mi affascina e decido di andare.
Ho una mia “Cultura del viaggio” che mi porta sempre a prendere coscienza a priori di tutti gli stimoli che il viaggio propone: beni artistici, paesaggistici, realtà sociali, storiche, zoologiche, botaniche. Parto sempre con un obbiettivo ambizioso.

Perché il Sikkim?

Il viaggio predisposto da A.n.M. prevede anche una breve visita in Sikkim, uno Stato dell’India, già Regno indipendente, annesso da Indira Gandhi nel 1975, dopo referendum. Confina con il Nepal, è collinare con altitudine dai 280 m. ai 8585. E’ noto per la bellezza delle catene montuose, per i numerosi monasteri dedicati al buddismo tibetano con le misteriose cerimonie. Il Sikkim, meno noto e visitato, ha l’inconveniente di dover sottostare ai Permessi per la visita di sole tre aree, interessanti e ricche di Monasteri della Setta dei Berretti Rossi. La sua recente apertura al turismo e la posizione di cuneo strategico tra Cina ad est, Tibet a nord e Nepal ad ovest ne hanno ritardato lo sviluppo e l’area, già di per sé impervia perché solcata da profonde valli con strade fatiscenti e piccoli villaggi sperduti, non è facilmente percorribile. Ok. Vedrò anche il Sikkim.
A.n.M. progetta i “Viaggi dell’Avventura” che, pur offrendo una certa tranquillità sull’itinerario, sui mezzi da utilizzare e sui tempi di percorrenza non garantisce sugli imprevisti che i partecipanti dovranno risolvere in proprio. E’ necessaria notevole adattabilità, ciascuno deve disporre dell’equipaggiamento necessario ed essere cosciente della propria autonomia tecnica. Chi decide di partecipare deve auto selezionarsi severamente sulla base delle seguenti regole:
- l’autogestione del gruppo è totale. Possono mancare prenotazioni di alberghi e mezzi di trasporto. L’itinerario va considerato di massima ed è suscettibile di modifiche nel corso del viaggio;
- il coordinatore è un partecipante come noi che ha studiato le relazioni e le note di viaggi precedenti;
- il gruppo ha l’autogestione nella scelta del tipo di alloggio e dei mezzi di trasporto. E’ una piccola comunità nomade, democratica che condivide emozioni e difficoltà;
- all’inizio del viaggio viene eletto un cassiere che riceve i versamenti, non eccessivi, dagli amici, ha un libro cassa e divide con i partecipanti gli eventuali imprevisti.
Siamo viaggiatori non turisti.
La parte più consistente del viaggio si svolgerà in Nepal. Oltre alla Valle di Katmandu (KTM) con i suoi numerosi villaggi da visitare, sia a piedi che con i più svariati mezzi di trasporto, è possibile fare anche dei piccoli trekking non impegnativi di tre o quattro giorni.
Percorreremo in pochi giorni il “Royal Trek” la strada carovaniera che porta da KTM a Pokkara passando per l’antica città-fortezza di Gorka, luogo d’origine della famiglia reale regnante, e percorreremo lunghe valli attraversando bellissimi paesaggi rurali chiusi a nord dall’arcata centro occidentale dell’Himalaya. Si camminerà più o meno a quota 2000-2500 m. con le discese per passare i fiumi e successive risalite con gran caldo di giorno e freddo di notte.
Accettate queste regole ciascuno dei partecipanti è pronto a partire con le proprie attrezzature. L’aereo di partenza e del rientro è stato prenotato da A.n.M.
Sono pronto per l’avventura. Ovviamente un viaggio in qualsiasi Paese che si basa sul “fai da te” ha un costo inferiore del 50% rispetto a quello organizzato da un’Agenzia di Viaggi.

25 ottobre, mercoledì. Fiumicino – Francoforte aereo
Allo sportello dell’Air Nepal di Francoforte io e Marie Jane di Roma conosciamo Luisa di Padova, coordinatore di Avventure nel Mondo, ex prof. di matematica, e i fidanzati di Verona Diego, tipografo, e Elena, assistente agli anziani. Siamo soltanto in cinque. Avremmo dovuto essere in sette ma due persone di Bologna, impaurite per il trekking di 80 km. previsto dal programma, hanno rinunciato al viaggio. L’aereo che doveva partire per Kathmandu (KTM) è guasto e non riparte (aveva un sasso nel motore!). Ceniamo a bordo e poi riscendiamo. Restiamo in aeroporto fino a che non sarà riparato. E’ utile per iniziare a conoscerci. Luisa sfrutta la pausa forzata e coglie l’occasione per esporci le prime regole fissate da A.n.M per chi sceglie tale metodo di viaggi.

A – Il programma di 20 giorni, pubblicato sulla rivista di A.n.M prevede, tra l’altro, un trekking di cinque giorni sui monti della Valle di KTM. Dovremo rientrare nei costi previsti di Lit. 2.450.000 + 300 Dollari di cassa comune; tutto compreso. Il percorso-trekking non è mai stato provato prima di ora da A.n.M.; la nostra, sarà una esperienza interessante che resterà agli atti per futuri viaggi analoghi.
B – Già sappiamo come si viaggia con A.n.M.: non c’è nulla di prenotato ad eccezione di alcuni voli aerei. Dormiremo in alberghetti, nelle lodge o dove capita, utilizzeremo mezzi pubblici e decideremo, giorno per giorno, i mezzi di trasporto più adatti. Mangeremo dove capita e capiterà di saltare i pasti.
C – Per dormire, poiché il gruppo è composto da tre donne e due uomini, per motivi di economia, cercheremo sempre due stanze oppure ci adatteremo tutti assieme, anche senza letto, in caserme o case private. Chi ha fatto questa scelta si è già auto selezionato e sa che non deve essere di peso sugli altri per avere fatto una scelta sbagliata.
D – nei posti dove andremo non cercheremo guide locali ma, con la documentazione consegnataci da A.n.M (carte e libri), potremo fare da soli senza aumentare i costi.
E – ogni volta che ci sarà da prendere una decisione ci consulteremo ma soltanto lei, Luisa, che ha esperienze precedenti, tratterà per i trasporti, gli alloggi, con le agenzie locali e con il referente di A.n.M. per avere sempre condizioni migliori.
Io e Marie Jane, anche se ultrasessantenni, siamo abituati alle esperienze più diverse. Non ci preoccupiamo.

26 ottobre, giovedì. Fermi in aeroporto a Francoforte in attesa della riparazione. 15°

27 ottobre, venerdì, Francoforte - KTM. 25°
Si parte alle 1,00 di notte e, dopo 6 ore di volo, arriviamo a Dubai (39°) per un rifornimento (veloce Duty free). Dall’alto uno stupendo spettacolo di catene montuose (Iran) e deserto. Finalmente dopo 11 ore di viaggio atterriamo a KTM, alle 16,30 (ora locale). Ci aspetta Amar, corrispondente di A.n.M e ci accompagna in un albergo per la gioventù; io e Diego in una stanza e le tre donne in un’altra. Siamo in pieno Capodanno nepalese dell’anno 1121 e ci sarà festa per 4 giorni. Botti più tranquilli di quelli italiani. Nei primi giorni dell’Anno Nuovo viene celebrata la Festa dell’Acqua. La gente offre recipienti di acqua fresca ai suoi anziani perché è simbolo di purezza. Vengono commemorati tre eventi importanti della vita di Budda: la nascita, la sua illuminazione e la sua morte (480 a.C). Siamo di un altro mondo e iniziamo a scoprire gli aspetti più entusiasmanti che offre questo affascinante paese. Dopo cena a zonzo fino alle 22,00.

28 ottobre, sabato. KTM Caldo a piedi
In giro per la città mattina e pomeriggio.


Le nostre guide... siamo noi

Visita alla piazza principale e a diversi templi tra cui La Kumari, i Templi di Shiva e Parvati, Visnu e della Dea Bambina. Festa dell’Acqua, Arco Happy 1221 in occasione del Capodanno buddista. Otto ore di cammino per la città. Ceniamo dove capita e telefoniamo in Italia via Internet.

29 ottobre, domenica. KTM 30° Van a nolo
Si forma la cassa comune che viene affidata a me. Facciamo bene i conti e, tutti d’accordo, decidiamo di rinunciare alla visita del Parco Nazionale Terai perché troppo costoso. Poi escursioni, con trasporto a mezzo pulmino, a Kirtipur (oggetti in carta di riso), città medioevale chiusa al traffico, la città dei “nasi tagliati”. Perché questo nome? Nel 1826 un antenato della casa reale attualmente regnante volle umiliare i cittadini che avevano combattuto contro l’annessione al Nepal. Per vendetta tagliò il naso a tutti gli uomini della città.
Poi Bungamati con la piazza principale e le pannocchie ad asciugare sui muri delle case.

Donne e bambini si lavano alle fontane pubbliche e Patan, con la stupenda piazza Darbar, il Palazzo Reale, il tempio di Krishna e le magnifiche pagode con la porta d’Oro, la Grande Campana di Talejn ed altro. Rientro a KTM.

30 ottobre, lunedì. KTM – Gorka. 25° bus e a piedi
Si parte per Gorka (1300 m.) da cui inizieremo il trekking sulla traccia del “Royal Trek” già sperimentato, nel 1980, con 150 portatori, dai figli dei regnanti d’Inghilterra e del Nepal. I principi lo hanno percorso in nove giorni. Alle 10 finalmente si parte con un bus privato e 10 persone al seguito tra la Guida Ram, il cuoco Shiva e otto portatori. Fa caldo. Ci sono 25°. Secondo la planimetria dovremmo percorrere 80 km. in linea d’aria ma poiché non cammineremo in linea d’aria ma saliremo e scenderemo dai monti, attraverseremo ponti sospesi e guaderemo ruscelli i km. saranno almeno 100. I portatori portano anche i nostri zaini. Io porterò la mia pesante videocamera. Le montagne sono verdi di boschi, corrugate con vallate; solo qualche nuvola.
Diretti a Gorka attraversiamo la Valle del Trisuri; tante banane e mango che crescono fino a 600 metri di altitudine. Ci viene detto che le mele crescono fino a 3000 metri.
I monti sono bellissimi. Pranziamo a Maleku dove il pulmino è costretto a fermarsi per una foratura alla ruota posteriore. Alle 15,00 siamo a Gorka ma è tardi per iniziare il trekking. Si è perso troppo tempo per la foratura del pulmino. Inizieremo domani. “Per utilizzare il pomeriggio” propone Luisa, “andremo in cima ad una collina, alta 300 metri, dove c’è il Palazzo reale del Naroyan, anno 1765”. Tutti d’accordo ma non ci è stato detto un dettaglio: per arrivare al Palazzo della famiglia regnante ci sono 3200 gradoni (non li ho contati) da superare. I regnanti avevano la sedia gestatoria e i portatori ma io no! Il panorama è bellissimo, si vede una vasta parte della catena dell’Himalaya. Da questo posto gli antenati della famiglia regnante partirono nel 18° secolo alla conquista della Valle di KTM e quindi dell’attuale Nepal. Ridiscesi a Gorka cerchiamo un alloggio per la notte. Troviamo un locale che è un vero “cesso” anche se si tratta del migliore albergo della città.

O questo o niente. Dopo lo scarso riso della cena finiamo la serata con la Scala Quaranta fino alle 21,30 quando, due giovani nepalesi ubriachi ci danno fastidio. Andiamo a dormire, sfiniti.

31 ottobre, martedì, ROYAL TREK. Gorka-Luitel. 30° a piedi
Sveglia alle 6,00 con il thè in camera servito da uno dei portatori. La valle sottostante è immersa nella nebbia, Si parte alle 8,00. Attraversiamo piccoli villaggi dove incontriamo i bimbi che si recano a scuola, tutti in divisa anche se a piedi nudi; questa contraddizione è comune a tutta l’area asiatica. Scendiamo sempre più per raggiungere il fondo valle e ci immergiamo nella foresta tropicale avvolta dalla nebbia, che ci regala un caldo umido tremendo. Alle 10,30 i nostri portatori si fermano sul greto del Fiume Dorandi per preparare il pranzo.

E’ un po’ presto e lo diciamo alla Guida, ma Ram obbietta che qui c’è l’acqua e più oltre… non si sa.
Il pranzo ci viene servito dal personale su di un vassoio con tovaglietta di carta rossa, sulla riva di un bel fiume. Il pranzo è ottimo: sandwich con formaggio, pomodoro e cetrioli, patatine e salame fritto, cavolo saltato.

Alle 13,00 si riparte per continuare fino alle 17,00 con un caldo tremendo e torturati dalla sete. La Guida ci aveva assicurato il rifornimento facile lungo il cammino! Ma non troviamo nessuna fonte.
Il paesaggio che abbiamo attraversato è verdissimo è stato un susseguirsi di risaie.
Finalmente arriviamo a Luitel. Disidratati troviamo l’unico spaccio del villaggio. Ci beviamo, un litro d’acqua a testa, tutto di un fiato.
Dopo una trattativa condotta da Luisa riusciamo ad ottenere, per la notte, le camere dei proprietari dello spaccio che vanno a dormire dai parenti. Ci lasciano la casa di legno; wc e acqua sono nel cortiletto, le camere sono al primo piano raggiungibili con una scala a pioli che, una volta saliti, verrà recuperata dal padrone di casa”.
Alle finestre niente vetri ma sbarre di ferro. I proprietari formano i nostri letti prendendo le tavole da una soffitta senza averle pulite prima. Dopo tante ore di cammino sotto il sole e con 36 gradi ci va bene tutto. Ci lasciano la casa così come sta, con le loro lenzuola e cuscini. I nostri sacco a pelo e il sacco lenzuolo sono indispensabili … per noi l’igiene vale ancora, dove è possibile. Dormirò solo due ore, non per il duro ma perché ho male alla schiena. Il gabinetto è un buco in una casetta di legno. Ci consola il cuoco che cucina in una stanzetta: zuppa, pane fritto, frittelle di cavolo, riso condito e torta di cioccolata. Mangiamo in una saletta dove sono appesi poveri oggetti casalinghi.
Abbiamo percorso 25 km. Sono le 18,00 ed è buio. I ragazzi ci portano il thè.
Poi Scala 40, cena e Scala 40 fino alle 21,30.

1 novembre, mercoledì. ROYAL TREK. Luitel-Pandi Bazar 30° a piedi
Sveglia alle 6,00 con il thè, si preparano gli zaini e si parte alle 7,30. Anche oggi niente lavaggio, niente barba e niente gabinetto. Guadiamo una decina di torrentelli passando da una pietra all’altra; qualche piede finisce in acqua; in fondo alla valle c’è il fiume Sepekola che attraversiamo su di un ponte sospeso.
Alle 10,00 sosta per il pranzo; guida e portatori sono tutti al lavoro in un casolare dove c’è l’acqua. Ci diamo una sciacquata e niente di più. Prendiamo la medicina italiana Pursennid perché tra riso, thè e limonate siamo tutti bloccati. Mentre noi mangiamo una donna continua ad impastare il concime che serve per le risaie e che viene anche messo a seccare per l’inverno.
L’ambiente è di alta collina (1500 m.) ed ha il verde acceso delle risaie; ci sono moltissimi alberi che noi conosciamo nei vasi di coccio come “Stelle di Natale”.
Ci fanno male i piedi pur avendo le scarpe da trekking anatomiche... alcuni portatori hanno i sayonara, altri le scarpe di gomma ma, pur con 25 kg. sulle spalle, sono più svelti di noi e ci aspettano sempre. Portano anche i dieci Kg del mio zaino. Io porto la cinepresa che nei primi km. pesa un kg., poi 2, poi 3, poi 4 più il mal di schiena. Sono tutti di età inferiore a 30 anni e guadagnano 125 rupie al giorno ossia 4.000 lire delle nostre. (la birra Tuborg che beviamo costa 100 rupie ossia 3000 lire).
NAMASTE’ è il saluto che ci regala chi incrocia (contadini o ragazzini) la nostra carovana. Significa SALUTO L’ESSERE ETERNO CHE E’ IN TE, un saluto amichevole e disponibile. I nepalesi sono sempre cordiali e sorridenti con chiunque, anche con gli stranieri.
Mentre attendo il pranzo metto ad asciugare la camicia kaki, canottiera e cappello, fradici di sudore. Si riparte. I portatori, per riposare, si fermano sempre sotto ad enormi alberi (Bor e Pipal) che danno tanta ombra.
Finalmente, dopo otto ore di cammino, arriviamo a Pandi e troviamo la peggiore sistemazione fra quelle del trekking. Anche qui: trattativa e abitanti che escono per lasciarci l’alloggio.

Siamo in una soffitta (per noi, ma abitazione per chi ce l’ha lasciata) a cui si accede per mezzo di una scala in cemento senza mancorrenti ed una scala di legno con pioli troppo larghi tra loro e traballanti. Bisogna stare attenti se non vogliamo fare il botto.
La famiglia che ci ospita ha lasciato casa e quando marito e figli tornano dal lavoro trovano l’invasione. Per cinque portatori non c’è posto e dormiranno all’aperto avvolti in una coperta perché il loro capo ha deciso così.

Con un po’ di buona volontà ci sarebbe stato, assieme a noi, un posto al coperto anche per loro. Dormire nelle case o nelle lodge è interessante perché si vede come vivono i nepalesi che lasciano la loro casa per ospitare noi. Incassano ciò che per noi è qualche migliaio di lire che non guariscono la loro dignitosa povertà.
Siamo a pezzi, abbiamo percorso oltre 30 km e, dopo una bella cena preparata dal nostro bravo cuoco, un po’ di Scala 40 e alle 20,20 andiamo a dormire.
Quale è stato il pranzo di oggi: limonata calda, piatto unico con patate fritte a tocchetti, sardine, insalata di verza e pomodori, frittelle, insalata e banane.
Quale cena: zuppa di verdura con piadine, riso condito con sapori diversi, frittelle di cavolfiori.
Quale merenda: the e biscotti.
Tutto, sempre portato dagli sherpa, cucinato e mangiato all’aperto.

2 novembre, giovedì. ROYAL TREK – Pandi Bazar-Shuoti Bazar. 30° a piedi
Mi vesto con calzoni, canottiera e maglietta bagnati da ieri perché non c’è stato il tempo di farle asciugare. Sveglia alle 5,00. Sono riuscito a dormire sul tavolato con il sacco lenzuolo ed una coperta.
E’ la 4° tappa e si parte da Pauti, alle 7,00. Ho trovato un sistema meno pesante per portare la videocamera, quello dei portatori, appoggiandola alla fronte. E’ il mio strumento che sta distruggendo la schiena.
Luisa, 62 anni, per salvarsi dal cuoco che le fa la corte, anziché dormire sola è venuta a dormire in nostra compagnia. Strada facendo vediamo pompelmi e cedri ma anche un lungo serpente, da cui giriamo al largo.
Sosta dopo cinque ore di trekking. Sfiniti come sempre.
Faccio una ripresa del cuoco e dei portatori mentre preparano il pranzo. E’ stato un tragitto lungo e interminabile, soste unicamente strategiche, arriviamo a Kuncha alle 12,30 sfiniti. Una breve sosta in paese dove i bimbi della scuola ci fanno conoscere la loro giovane insegnante d’inglese, studentessa d’Università, che vive lì con un “progetto” per 6 mesi; non riusciamo a parlare molto perché la nostra Guida ha fretta. Il cuoco ci sta aspettando con il pranzo un po’ più a valle. Troviamo tutto pronto vicino ad una fontana. Fa caldo. Meno male che la sosta si protrae fino alle 14,00 anche se con grossi buoi che vengono a ficcanasare.
Il tempo è buono e, dopo una “magnata così”, ci vorrebbe una pennichella; noi, invece, abbiamo ancora 3 o 4 ore di cammino, sempre sotto il sole e tra le risaie. Siamo in cammino dalle 7,00 e sono le 16,30. Tra un’ora e mezza sarà buio e siamo già cotti.
Cerchiamo e troviamo un posto, per dormire a Shouti Bazar e, domani, anziché fare l’ultima tappa di trekking, andremo a Pokkara con un bus di linea. Il trek è stao accorciato di un giorno. Meglio così. (Sapremo al nostro ritorno che l’ultima tappa è stata evitata perché, sul nostro cammino erano presenti alcuni guerriglieri “maoisti”, antigovernativi, che avrebbero potuto sequestrarci).
Troviamo posto da un privato che svuota una stanza dai sacchi e mette stuoie a terra. Dormiremo tutti e cinque li. No, neppure lì ma in una soffitta dove si accede con una lunga scala a pioli (roba da pompieri), dove non c’è luce, non c’è acqua in tutta la casa, il cesso è il torrente dove le nostre donne vanno al buio con la torcia. Io me la cavo pisciando in una bottiglia vuota di acqua minerale che, al mattino, resterà sul bordo del torrente. Mi dispiace per i curiosi.
Non riesco a dormire perché ho dolore alla schiena e perché un pupo piange tutta la notte vicino alla soffitta.
Il pericolo rappresentato dalla scala di accesso alla soffitta è stato ripreso con il filmato. La sera, seduto in una bettola, con una chitarra mancante del LA, canto e intrattengo, nel buio pesto, molte persone finchè la polizia non è intervenuta per farmi smettere. C’era il coprifuoco. E che ne sapevo?
La Polizia chiede a Luisa i documenti di tutti e lei spiega che li abbiamo lasciati a KTM da Amar per timore delle rapine che avvengono con grande frequenza. La Polizia vuole una garanzia che non saremmo andati a Pokkara senza Permit (permesso). Non ho capito quale sia il vero problema. E’ possibile che sia collegato al timore dei maoisti.

3 novembre, venerdì. ROYAL TREK - Shuoti Bazar - Pokhara. Nebbia bus
Di primo mattino ci sveglia un ritmico spaccare dei sassi. E’ una povera donna che smetterà questo pesante lavoro solo al tramonto. Arriva il tè e poi la colazione, alle 8 Luisa va alla Polizia a dettare i nomi di tutti perché siano trascritti in caratteri nepalesi sul librone ufficiale. Lei rassicura che non andremo a Pokkara e firma nuovamente. Alle 6,00 un portatore ci porta il thè in soffitta con tanto di vassoio e ci dà il buongiorno; poi andiamo sul terrazzo della casa di fronte dove è pronta la colazione. Il panorama è bellissimo.
Con un’ora di cammino andiamo al punto di partenza del bus pubblico.
Ho la barba di cinque giorni e neppure oggi posso farla per mancanza di acqua e lavandino. Nell’attesa Marie Jane distribuisce, vicino al torrente, caramelle ai ragazzini. Diego e i portatori si accomodano sul tetto del bus.

Alle 9,00 non si parte perché è ancora mezzo vuoto, secondo l’autista, nonostante ci sia già qualcuno sul tetto. Alle 9,30 si parte all’interno del torrente, pieno di grossi sassi ma meno dissestato dei sentieri. L’autista ha due aiutanti: uno che incassa senza rilasciare biglietti, l’altro, che in mancanza del clacson, batte sull’esterno del bus per allontanare polli, vacche e capre e che, quando la strada è fangosa, scende con un sacco di terra spargendola davanti alle ruote.
Il bus ferma nei centri abitati e a richiesta; tra l’interno e sul tetto ci sono almeno ottanta persone tre delle quali sono salite con altrettante caprette che, pur non dando fastidio, pisciano nel bus. Ci sono anche mamme che tengono il pupo a mo di zainetto.
Dopo tre ore di strada bianca e pietrosa, finalmente, si cambia bus (uno più comodo) e strada (una asfaltata); ma ci fermiamo subito perché un sit-in di maoisti con bandiere rosse blocca la strada. Sono una trentina che protestano, davanti ad un palazzo statale, per il raddoppio del prezzo della benzina che, in pochi giorni, è arrivata a 26 Rp al litro (800 lire) con una paga media mensile equivalente a Lire 80.000. Così ci dice l’autista ma non sono convinto perché, essendo in Italia un lettore di quotidiani, so che i filo-cinesi vogliono cacciare il re e instaurare un regime comunista.
Il sit-in si sblocca dopo un’ora e mezza. Si riparte e seggo al posto accanto all’autista. E’ un pazzo che, con un bus catenaccio, corre a velocità assurde e che sorpassa nelle curve con linea bianca dando anche una toccata ad un camion. Non ho mai avuto tanta paura quando sono stato vicino ai conducenti di autobus.

Finalmente si arriva vicino al lago di Pokkara, in un vero albergo, con acqua, luce e gabinetto; mi faccio la barba e torno con un’immagine accettabile. I portatori preparano la cena che chiude con una macedonia di frutti, anche esotici, almeno per noi.
Nel filmato ho ripreso quel poco di Annapurna che le nuvole hanno consentito di vedere. Ancora Scala 40 e a letto alle 20,30, stanchi.

4 novembre, sabato. Pokkara – KTM. Cielo coperto caldo bus a nolo
Vengo svegliato alle 6,00 perché, tra le nuvole, c’è uno squarcio che fa intravedere il Machapuchare (oltre 8000 m.) la catena di montagne. Il ragazzo dell’hotel ci accompagna sul terrazzo. Facciamo film e foto. Prima di ripartire per KTM facciamo un breve giro turistico al Lago di Pokkara dove stanno traghettando molte persone. E’ pieno di turisti; c’è il bel lago di Bueno Tas, dove dovevamo arrivare con il trekking se non avessimo saltato l’ultima tappa a causa dei maoisti. Le nuvole continuano a nasconderci la bellezza del gruppo dell’Everest.
Alle 9,45 si parte per KTM con 191 km da fare su strada asfaltata che attraversa un ambiente verdissimo di palmeti, di banani, alti alberi di Stelle di Natale, aranci e cedri.
Incontriamo frequenti posti di blocco ma i nepalesi non se la prendono: hanno un carattere gioviale, sono sorridenti e pazienti. Anche noi che ogni volta tiriamo fuori il passaporto.
Lungo il percorso fino a KTM, notiamo, nelle rare fontane pubbliche, donne che si lavano e che lavano i loro bambini.
Nella risaie gli uomini arano con un aratri antichi, di legno e con due buoi; le donne sono in acqua e raccolgono le piante di riso da cui poi tireranno fuori i chicchi e li metteranno ad asciugare per le strade

Arriviamo all’Hotel Indipendent di KTM e salutiamo i portatori che, per 4 giorni di lavoro, verranno pagati con 500 Rupie a testa (Lit. 15.000) più la nostra mancia di gruppo di Lit. 4.500.

Sono le 18,00 e a Roma le 14,30, finalmente posso telefonare a casa. Prendo le 15 cartoline da spedire che scriverò in albergo e spedirò domani. La nostra posta non arriverà mai perché in Nepal i dipendenti postali hanno l’abitudine di recuperare i francobolli e cestinare le cartoline. Questo vizio lo sapevamo e per questo motivo abbiamo deciso di consegnare la nostra posta ad una agenzia che garantisce contro tali furti. Ci hanno fregato dandoci però la tranquillità.

5 novembre. Domenica. KTM- BHAKTAPUR. Sole caldo taxi
Andiamo in taxi a Baktapur (o Bhagdaon), un magnifico paese a 50 km, da KTM con templi molto belli tra cui la Durbar (la piazza) con il Tempio di Shiva, il Palazzo dalle 55 finestre, la Porta d’Oro, il luogo più puro del Palazzo Reale ed altri templi. Troviamo artigianato per tutte le tasche. Riprendo le scene erotiche scolpite sui discendenti in legno, dei templi. Sono rappresentate posizioni amorose di tutti i tipi adatte soprattutto agli acrobati. Da noi immagini del genere darebbero scandalo; qui fanno parte della religione o, forse sono didattiche per mostrare in modo chiaro i piaceri delle vita.

Il personale dell’hotel ci informa che, nel trekking, siamo stati fortunati per non avere avuto incidenti. Si riferivano ai guerriglieri maoisti in contrasto col Governo presenti proprio sul percorso del nostro trekking durato quattro giorni. Infatti, leggendo il giornale scritto in inglese, scopriamo che ci sono state bombe antigovernative maoiste proprio vicino al percorso del nostro trekking. Neppure la guida ci aveva avvertito che avremmo attraversato una vasta zona a rischio. A letto alle 21,00.

6 novembre, lunedì. KTM- Pashupatinath – Bodnath. Sole caldo taxi
Dopo la colazione incontriamo un gruppo di quindici italiani, tra cui una donna, che, con un trekking di 17 giorni, andranno al Campo Base dell’Everest, fino a 5200 m.
Noi andiamo a Pashupatinath con il taxi, una cittadina indu e buddista dove convivono pacificamente le due religioni ed i loro riti. Un giro per i tempietti con tante scimmie che scorazzano e tanti Sadu (fachiri) in posa per i turisti. Ci arrestiamo sul ponte di un fiume sulla cui riva vediamo il corpo di una donna steso in terra avvolta in un lenzuolo bianco. Si sta preparando una cremazione. L’addetto alla pira le toglie i vestiti, che una donna le porta via, senza scoprire il corpo. Poi tre familiari maschi la cospargono di fiori, sollevano il corpo e con esso girano tre volte attorno alla pira, lo posano sulla legna, bagnano il volto scoperto con la benzina, danno fuoco e poi ricoprono il corpo con la paglia. Infine l’addetto da fuoco alla pira.
Alle spalle della piattaforma di cremazione si trovano i ricoveri dei pellegrini vecchi e malati che attendono il giorno e l’ora di morire. Casa e bottega!
Sulla riva di fronte ci sono i turisti che, come me, fanno foto e film per riprendere i momenti della cremazione. Nel fiume ci sono invece, con un rastrello, i cercatori dei preziosi che restano in acqua mescolati nelle ceneri dei defunti che vengono cremati con preziosi alle mani o al collo.
Assistiamo alla preparazione della pira, alla deposizione della salma e all’accensione. Poi andiamo via perché la cerimonia sarà lunga. Ho filmato abbastanza. L’emozione per la scena è terminata. Siamo viaggiatori e non turisti.
Le ceneri verranno disperse nel fiume le cui acque confluiscono nel Gange.
In Tibet, diversamente, i corpi vengono prima smembrati poi lasciati sulla terra, in pasto agli avvoltoi. Per il defunto cambia poco.
Sono due diversi modi di dividere il corpo dall’anima che, con la reincarnazione, entrerà in un nuovo corpo vivente (animale o persona).
Saliamo sulla collina piena di templi e di scimmie continuando a filmare i sepolcri e le cose più caratteristiche.
Poi in taxi verso Bodahanat, a 5 Km da KTM, dove c’è lo stupa Iyarung Khasyr, simbolo del Nepal, protetto dall’UNESCO, uno dei più grandi stupa dell’Asia.

E’ costituito da tre piani che rappresentano le tre incarnazioni per giungere al Nirvana. Bodhanat è la sede del buddismo tibetano esiliato dai cinesi. Intorno allo stupa ci sono centinaia di mulini della preghiera.
I mulini allineate a gruppi girevoli che, all’esterno, hanno incisioni tibetane mentre , all’interno, contengono centinaia di preghiere stampate. Quando si fanno girare i mulini in senso orario le preghiere vengono sparse dal vento.
E’ affascinante la cupola illuminata dello stupa da una miriade di lumini alla cui accensione contribuiscono molti turisti, noi compresi.
Calata la sera, con lo spettacolo di luci tremolanti, la circumvoluzione della gente in preghiera e la puja di un gruppo di monaci seduti sullo stupa, l’atmosfera diventa magica. E’ una grande festa che si svolge una volta al mese. Siamo stati fortunati.
Siamo stanchi. Rientro a KTM, cena e a dormire alle 21,00.

7 novembre, martedì. KTM – SIKKIM fino a Gangtok. Volo + jeep a nolo
Mattina in giro, acquisti per il pranzo al sacco (pane, formaggio e dolci) e all’aeroporto per il volo delle 12,30 che ci porterà da KTM a Bradapur, vicino al confine con l’India, nel Bengala. E’ un aereo di una compagnia privata, con due eliche e 13 posti occupati su 18. Sembra un giocattolo.
Neppure questa volta, durante il volo, a causa delle nuvole, riusciamo a vedere l’Himalaya. La vista dall’alto mostra un territorio diverso costituito da grandi piantagioni di the.
Le case sono su palafitte al piano terra per evitare i danni delle piogge dovute al monsone che, da giugno a settembre, allaga tutto; l’unico piano, quello superiore, è debole e le pareti sono di carta di riso.

Dall’aeroporto di arrivo, ore 15,00, inizia il lungo viaggio che ci porterà a Gangtok, capitale del Sikkim, un tempo, stato Himalayano, ora provincia indiana.
Fuori dell’aeroporto con due diversi taxi, arriviamo alla frontiera Nepal-India costituita da canne di bambu. Trattiamo per una jeep che ci prende con tutti i bagagli per passare la frontiera e che, su strade scassatissime, entrerà nel Bengala. Mezz’ora di pratiche alla frontiera poi, dopo un’ora di viaggio, l’autista ci molla e ci passa ad altro proprietario di jeep che ci porterà fino a Gangtok (mt. 1600). Anche qui c’è il subappalto?

Ma non è finita. Alla frontiera tra Bengala e Sikkim (sono le 21) ancora una sosta lunga tre quarti d’ora perché il poliziotto abilitato a leggere il visto per il Sikkim rilasciato dall’ambasciata indiana di Roma si è squagliato.
Un collega lo recupera a casa mentre sta dormendo. E’ andata bene. Ci ha evitato una notte di attesa sdraiati in terra. Finalmente si presenta sorridente, timbra, firma e ci dà il benestare all’ingresso. Siamo in Sikkim, in India.
Alle 23,00 arriviamo a Gangtok, la capitale. E’ tutto buio, la città dorme, fa freddo.
Un abitante locale ci dice che gli alberghi sono tutti pieni e ci indica uno schifo di lodge a prezzo esagerato.
Non abbiamo scelta; svegliamo i proprietari che ci assegnano stanze chiuse da tempo con puzza di chiuso e di muffa, con lenzuola e cuscini sporchissimi. Ho però il sacco-lenzuolo e il sacco a pelo. Fà molto freddo perché siamo a 1600 metri. La stanza costa l’equivalente di L. 15.000 a persona/notte. Molto per loro e … poco per noi. Non ci danno asciugamano, né carta igienica. Il bagno fà schifo. Il letto è durissimo.
Andiamo a letto senza cena. Il viaggio è stato di otto ore su strada non asfaltata.
Siamo distrutti. Alle 24,30 spegniamo la luce.

8 novembre, mercoledì. SIKKIM - Gangtok. 1000 m. caldo di giorno
Ci vediamo alle 8,00, fuori delle stanze e scopriamo che, in India sono le 7,30 per cui è tutto chiuso.
Affamatissimi aspettiamo che nel cosiddetto albergo ci diano la colazione ma, dopo avere capito che le cose andranno molto per le lunghe, cerchiamo altrove.
Poi, altra novità, Luisa parla con l’Agente della EVEREST, corrispondente di A.n. M. che ci trova un hotel migliore allo stesso prezzo di quello schifoso che, alle 23,00, ci ha preso per il collo. Rifacciamo gli zaini e ci spostiamo in taxi. Ci rimarremo due notti. Da dove telefonerò a Roma? Abbiamo tutti lo stesso problema.
Pranziamo in un ristorante caratteristico, un po’ caro (110 Ri = 5000 Lire); pomeriggio all’Istituto di Tibetologia e a piedi fino allo stupa con seminario per monaci buddisti-tibetani dove i monaci stanno pregando.
Siamo a 1400 m., fa freddo e c’è nebbia.
Concordiamo il programma per i prossimi giorni. Due giorni di escursioni e visite dei templi di Gangtok. Poi un tour nelle città del Sikkim cercando alberghi e ristoranti più comodi durante il tragitto. Il 12 rientreremo con la jeep a Karkavitta (il confine con il Nepal) per prendere l’aereo che ci dovrebbe riportare a KTM (se ci sarà) altrimenti dovremo sobbarcarci nove ore di auto. Questi sono i nostri progetti, poi si vedrà.

9 novembre, giovedì. SIKKIM - Gangtok. Tour con due taxi Tempo coperto
Sveglia alle 4,30. Visita a Rumtek per il Giardino botanico con l’Orchidarium, un monastero buddista e una mostra dell’artigianato del Sikkim. Il Sikkim ha centinaia di monasteri e aspetti naturalistici di grande bellezza.

Nel pomeriggio visita al magnifico monastero buddista di Rumtek, sede del Capo della setta riformata Karmani, fondata nel XV secolo e detta dei “berretti gialli”. Entriamo nel monastero in cui stanno pregando molti monaci fuggiti dal Tibet. Un monaco ci offre della frutta, ci invita ad entrare e ci sediamo su una panca. Seguiamo il rito in silenzio per un’ora con emozioni sconosciute date da trombe, salmodiare eccessivo, canti e odore dell’incenso mescolato al profumo di thè salato. E’ un’esperienza unica e carica di magia in cui l’ego è annullato facendoci ritrovare in un amore illimitato. Usciamo commossi. Soltanto che ha vissuto tale esperienza può capirlo. Rientro a Gangtok. Cena, Scala 40 e a dormire.

10 novembre, venerdì. SIKKIM – Tashiding - Yuksam. Tempo nuvoloso
Partenza alle 8,15 e pranzo alle 10,15 il piccolo ristorante che incontriamo, è l’ultimo posto dove si può pranzare prima di sera. La sosta è a Rabungia (1800 m.); non ho fame e mangio solo un po’ di riso nella saletta privata dei padroni tibetani.
Ripartiamo diretti a al monastero Thashiding Compa, arroccato in cima ad un monte, dopo avere attraversato un paesaggio bellissimo con le nuvole più basse di noi.
Per arrivare al Monastero di Yaksam e per tornare alla jeep è necessaria un’ora e mezza di trekking.

All’esterno, come in altri casi, sono disposte moltissime bandiere lunghe e strette sulle quali sono scritte preghiere(mantra). Vengono posizionate anche nelle gole più ventose, nelle città e sulle cime delle montagne.

Perché? Perché, in tal modo, le preghiere accarezzate dal vento, scolorite dal sole e dalla pioggia possono veicolare nel mondo intero i messaggi positivi che i monaci vi hanno riportato.
Arriviamo al monastero in piena cerimonia e un monachino viene ad offrirci frutta. Entriamo 15 minuti per assistere. Si riparte e, alle 17,00, per Yuksam, ex capitale del Sikkim, piena di templi, dove pernotteremo in uno chalet di montagna gelido, ma con coperte imbottite sui letti. Quando è buio, si vedono pochi turisti. C’è soltanto un gruppo misto di sudamericani che, in un bar, canta a squarciagola; domani partiranno per il trekking. Passeggiamo un’ora in Centro e poi, aspettando la cena giochiamo a ramino. La cena sarà alquanto frugale; sapevamo già che Yuksam è poverissima e che il cibo è ridotto a riso e poco più, ed è vero.
La mia idea di inserire nel pesante zaino anche una scatola di carte francesi è stata utile per ammazzare il tempo nelle ore libere da impegni.
Fà un freddo cane e sono raffreddato morto; andrò a letto con calzettoni, calzamaglia, maglione, tuta felpata e cappuccio di lana.
Sul letto c’è una trapunta e una coperta di lana: va tutto bene.

11 novembre, sabato. SIKKIM – Yuksam (1500 m)-Pelling (2000). Jeep e a piedi
Partenza per un breve di trekking di un’ora e mezza in un bosco fitto di alberi. Siamo diretti verso il monastero Dubo che sembra disabitato ma che una guida, da noi ingaggiata, procurando una chiave, ci consente di visitarlo. Siamo in mezzo alla nebbia e c’è rischio pioggia; la visita durerà poco. Chiediamo di accompagnarci ad un ragazzo dell’Hotel cui daremo qualcosa perché ci fa tristezza: ha finito la scuola nel villaggio e non ha i mezzi per andare e studiare a Gangtok. Ha detto: “Sono nato qui e morirò senza uscire da questa valle”.

Lungo il viottolo del ritorno raccolgo tre orchidee, parassiti di alberi; due sono bianche ed una viola. Torniamo alla jeep e ripartiamo per un sentiero pericoloso per la frane passate, presenti e future. Faccio film. Sul fondo ci sono auto cadute.
Ci dirigiamo verso il lago Khecheopatri, sacro per indu e buddisti.
Le strade sono in via di sistemazione con centinaia di spaccapietre (uomini, donne e ragazzi) che modellano cubetti da impiantare sui margini.
Per il pranzo ci fermiamo a Pelling (m. 2085), poi al monastero Pemayangtse (m.2100). Si pranza con “momo” e riso fritto con vegetali.
Arriviamo all’albergo (m. 2200) in una posizione da cui si dovrebbe vedere il più bel panorama dell’Himalaya ma, come al solito, siamo tra le nuvole.
Fa tanto freddo (siamo sottozero gradi) e la finestra della stanza non si chiude; ci arrangiamo con le buste di plastica che eliminano qualche spiffero.
Andiamo a letto vestiti, più la tuta, più il piumone, più la coperta di lana, più il solito cappuccio di lana. Come se non bastasse, piove a dirotto.
In hotel incontriamo cinque giovani americani che, con la moto a noleggio, hanno fatto il giro del Sikkim. 500 km su queste strade... equivalgono a 10000 su quelle nostre. Uno di loro è caduto, ha una spalla rotta e soffre terribilmente; qui non ci sono i mezzi per fare la radiografia. Non verrà a cena.
Sono sempre raffreddato ed è un miracolo che la mia schiena non si sia ancora bloccata.
Nella jeep mi danno sempre il posto più comodo. Per tre giorni MJ mi fa i massaggi alla schiena mattina e sera con un olio locale: non c’è altra scelta. Sono messo male ma non voglio finire all’ospedale in Sikkim.

12 novembre, domenica. SIKKIM-Pelling – NEPAL -Kakarvitta Dal freddo al caldo Jeep
Piove anche stamattina e la pioggia ci porta via ancora un’occasione per vedere le montagne.
L’hotel che abbiamo lasciato è stato quello di maggior costo da quando abbiamo iniziato la vacanza; L. 27.000 per persona (comunque comprese nei 300 $ della Cassa Comune).
La strada è buona e, dopo essere entrati nel Bengala, incontriamo ai bordi e anche al centro della strada statale branchi di scimmie che giocano, guardano il passaggio delle macchine e si spulciano. L’autista della jeep rallenta e sta attento a non investirle.
Proseguiamo verso la frontiera del Nepal; ci sono cani, buoi e capre parcheggiati in mezzo alla strada che rendono più lento il poco traffico esistente. Sempre sulla strada statale incontriamo tratti di carreggiata invasi da grandi rettangoli, che occupano tutta una corsia, invasi da riso messo ad asciugare da contadini. Le auto, ovviamente, evitano di calpestare il raccolto che, in Nepal, con molta irrigazione, si ottiene due volte l’anno.
Alle 13,00 passiamo la frontiera India-Nepal e ci troviamo a Kakarvitta. Paghiamo la jeep e prendiamo le stanze in quello che è il migliore albergo della città di frontiera, di bassa categoria se confrontato con la classificazione italiana. Non abbiamo l’acqua calda. Gli altri alberghi fanno letteralmente schifo.
Posiamo zaini e borse e poi, essendo ancora giorno, andiamo nel centro del paese da cui viene un fracasso. Stanno passando motociclisti e camion con bandiere rosse, un’altra manifestazione maoista. Il luogo è caotico perché c’è anche la stazione dei bus. Ci rifiutiamo di fare il viaggio notturno con il bus fino a KTM dopo avere letto che altri di A.n.M. erano stati rapinati di tutto, anche dei passaporti. Facciamo una passeggiata verso le piantagioni di tè. E’ un bel paesaggio, tranquillo, in mezzo a casette di paglia abitate da contadini, capre e vacche. Siamo fiacchi, il passaggio dal freddo al caldo e la strada ci hanno un po’ provati. Veniamo attirati dai suoni tipici di un Tempio buddista dove stanno celebrando un defunto. Un parente ci invita ad entrare ed offre da bere tè o bibite. Assaggiamo per la prima volta il tè tibetano! Marie Jane è affascinata dalla cerimonia e si ferma a lungo dentro il Tempio.
Rientriamo in Hotel ma, quando chiediamo la carta igienica per il bagno, ci rispondono che c’è ma a pagamento. Ovviamente preferiamo pagarla.
I nepalesi non usano la carta igienica perché si puliscono con la mano sinistra nuda (quella impura che, a tavola, per fortuna tengono dietro la schiena ma … senza guanti). In questo modo risparmiano ma è bene lasciarli distanti.
Cena. Finalmente una minestra in brodo come quelle italiane poi a letto alle 22,00.

13 novembre. Lunedì. Kakarvitta - KTM. Di nuovo caldo
Mattinata trascorsa a girellare per il paese, foto alla gente e passeggiata tra le bancarelle molte delle quali come si sacchi con polveri di tutti i colori.
La scoperta del Balsamo di Tigre, avuto da Luisa, mi fa passare il raffreddore e il mal di testa. Il primo è cessato dopo dieci giorni, il secondo, è passato subito. Il suo costo: 5 Rs ossia 150 lire; ne prenderò qualcuno per casa. E’ diffuso in tutti i Paesi asiatici. Guarisce anche il dolore della cervicale. Esisterebbero anche cerotti con la stessa miscela da mettere sulle parti doloranti. Ci dicono che si trovano anche in Italia, nei negozi cinesi.

Prepariamo il pranzo al sacco per l’aeroporto: arance, biscotti e acqua minerale. La colazione è stata abbondante e arriveremo bene a stasera.
Utilizziamo due ore di vuoto prima di ripartire per KTM, andando a spasso e filmando tra le bancarelle del mercato e per un giro in risciò. Poi in taxi per andare in aeroporto e prendere l’aereo alle 14,30. Dal freddo di ieri passeremo al caldo di KTM.

Questa volta sono fortunato: seduto sulla destra ho filmato le montagne dell’Himalaya con l’Everest. Le nuvole hanno dato poco fastidio. Finalmente ho visto l’Everest, il mio sogno da quando, a 17 anni, andai sul Monte Rosa (m.4559) sulla Cima Margherita. L’ho filmato e fotografato circa 50 anni dopo.
Alle 13,00 siamo finalmente all’hotel Katmandu Prince. Comunque vadano le cose spero, tra le 17,30 e le 18,00 di chiamare la famiglia, a Roma, che non riesco a chiamare da molti giorni, prima, perché stavo tra le montagne, poi, perché in India non ho trovato un telefono pubblico in orari tali da essere adatti alle ore di pranzo o di cena italiane. Sono le 17,30 (14,00 ore italiane) e parlo con Roma per mezzo di internet.
Alle 20,00 andiamo tutti a cena ed offro il dolce ai miei compagni di viaggio ringraziandoli per la comprensione mostrata per i miei dolori di schiena e per avermi sempre lasciato, nei taxi e nelle jeep, i posti più comodi. Sono stati contenti ed hanno gradito. Alle 22,00 tutti a nanna.

14 novembre, martedì. KTM. Caldo a piedi
Giornata totalmente libera e senza sveglia mattutina.
Tutti rivediamo un po’ di KTM spendendo per gli ultimi regali.
Ore 20,00. E’ l’ultima nostra cena e cogliamo l’occasione per offrirla a Luisa per quanto ha fatto in questi giorni al livello di organizzazione, cultura e trattative. Dopo tanti ristoranti e richieste a vuoto finalmente ne trovo uno che ha la pizza all’italiana. Mi contento. E’ migliore di tante cose, non di mio gusto, mangiate in questi giorni. In hotel troviamo una sorpresa. Amar consegna a ciascuno di noi degli omaggi: una sciarpa gialla che si usa nei templi per le funzioni religiose, un cappello nepalese, una maglia di Avventure nel Mondo, con il suo nome quale rappresentante nel Nepal ed un poster con le montagne dell’Himalaya.
Alle 24,00 spengo la luce.

15 novembre, mercoledì. KTM
Roma L’aereo che doveva partire alle 9,00 è partito alle 10,15: sono stato fortunato perché il mio sedile è sulla destra, il tempo è buono e posso filmare con chiarezza l’Himalaya che sarà l’ultima parte del mio filmato con cinque ore di registrazione che dovrò sistemare.
Il volo tra KTM - Dubai – Francoforte – Roma dura 15 ore e 30 minuti più le soste a Dubai e Francoforte.
Sul volo Alitalia Francoforte – Roma Fiumicino riassaporo il vino italiano.
Poi taxi fino alla Garbatella dove mi attendono i miei due figli Sergio e Giorgio che mi riconducono a casa.

Cosa resta dell’esperienza
Il viaggio in Nepal e Sikkim con A.n.M. ha aggiunto al fascino di un Paese unico le scelte di un gruppo di sconosciuti che parte, si amalgama e supera difficoltà decidendo di comune accordo le strade da intraprendere nei momenti critici. Nulla è programmato in partenza. Tutto viene costruito in gruppo.
Il Nepal è un Paese non ancora tecnologizzato che si fa amare perché non ha altro che le sue bellezze naturali, le sue pagode e la gentilezza dei suoi abitanti.
A chi rientra nella propria città resta la voglia di tornare a ripercorrere i sentieri di montagna, riattraversare le valli con i ponti sospesi e dondolanti, a pranzare in riva ai torrenti con i cibi preparati dal cuoco coadiuvato dai portatori, a riascoltare il coro dei monaci che pregano nei templi. La gioia finale copre il ricordo dei pochi e brutti alberghi, delle strade fatte di sassi percorse da autobus scassati che viaggiano con i nostri amici sul tetto e le capre all’interno.
La vita di gruppo che porta a condividere il bello e le difficoltà crea il piacere di una vacanza stile AVVENTURE NEL MONDO che, oltre alla prenotazione dei biglietti aerei e ad un referente in loco si limita a fornire al gruppo in partenza la documentazione conservata negli archivi, da gruppi che hanno già sperimentato l’avventura da noi scelta. La nostra Luisa lascerà una relazione sul “Royal Trek”, una “prima” per A.n.M.
La vacanza dal 25 ottobre al 15 novembre 2000 in Nepal e Sikkim resta indimenticabile.

Alberto Canfora
30 novembre 2000

PS. I comunisti maoisti nel 1996 avevano proclamato l’insurrezione dando vita ad una guerra civile per l’abbattimento della monarchia feudale esistente dal 1760. Vinta la battaglia, il 28 dicembre 2007 è stata proclamata la repubblica che, dopo libere elezioni, è governata dai comunisti che hanno redistribuito le terre. Nel nostro trekking e nel nostro tour abbiamo attraversato più volte le linee tra governativi e maoisti senza saperlo e senza subire danni.
1 febbraio 2011

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