I Trittici

Con questo termine, generalmente, sono denominate le opere pittoriche o scultoree divise in tre parti, congiunte da cerniere laterali, in uso nell’arte sacra del Medio Evo. Quando le parti componenti sono più di tre il complesso dell’opera è chiamato polittico.
Trittico e polittico coinvolgono una sola tecnica artistica. E se le tecniche coinvolte sono più di una? Il termine corretto per tali opere dovrebbe essere trilogia o polilogia ma, confesso, che sono termini brutti e vecchi. Non conoscendo esempi moderni di tali composizioni ho ritenuto più comprensibile indicare con l’improprio termine TRITTICO un pensiero, un’ispirazione, un fatto che mi hanno portato ad esprimermi con le diverse tecniche artistiche che conosco.
Quali? La poesia, la narrativa, la pittura, il bassorilievo, la musica e il canto.
Il primo pensiero lo esprimo con una poesia in metrica, generalmente in vernacolo, o con un racconto breve; poi, rimanendo nel tema, lo abbino e lo raffiguro con un acquerello, con bassorilievo o con fotografie. Ma non è finita: trasformo la poesia in canzone con relativa partitura facendo volare, in compagnia della chitarra, il pensiero iniziale oltre la mia persona cantando come un cantastorie di altri tempi.
Con la raccolta dei TRITTICI intendo, pertanto e a modo mio, conservare un pensiero nelle diverse forme artistiche. Nulla di più!

Chitarra
E' un trittico nato in momenti d’ispirazione diversi, in più fasi. Per prima è nata una poesia d’amore verso la mia compagna di una vita, dei momenti tristi e di quelli lieti, verso il “passaporto” per le amicizie negli ambienti frequentati in sessant’anni (nel testo scorre con il colore azzurro).
Ma l’amore per la chitarra non si è esaurito “poetando”.
Avevo già musicato altre poesie… perché non far volare anche i miei versi d’amore? Melodia e spartito hanno prodotto il volo…
Ma non era sufficiente.
La chitarra mi aveva accompagnato nella vita; con lei… avevo una storia. Con l’aggiunta del “recitato” (in rosso) tra strofe costituenti la canzone, la poesia d’amore è diventata la mia storia con la chitarra e l’ho illustrata, come avviene spesso nelle storie, con foto e acquerello.

A spasso pe' Trastevere
Un concorso di poesia del 2000 con oggetto “Strade e vicoli de Trastevere” mi spinge ad esprimermi soltanto dopo essere stato sul posto ed avere visitato una realtà che non mi aveva mai stimolato.
Sono in dolce compagnia. Parcheggiata la moto subito dopo Ponte Cestio, che si affaccia sul Lungotevere degli Anguillara, arriva il suono di una delle ultime pianole esistenti a Roma. Ci vuole poco per simpatizzare con il pianista e, spacciandoci per turisti, lo informiamo che lo avremmo seguito in tutto il suo tragitto.
E’ un colpo di fortuna sia per avere conosciuto il quartiere nel suo interno, sia per la poesia che si sarebbe classificata 2° nel concorso “Ripa Grande”.
La stessa poesia, presentata in altro concorso, nel 2009 arriverà ancora 2°. Ma non è finita.
L’affetto per tale testo, successivamente, mi porta a musicarlo e a farne una canzone che canterò in diversi recital e che, presentata nel 2010 in un concorso musicale di Foligno, ottiene un 3° posto.
Avrò sempre nel cuore di romano quel concorso che mi ha spinto a conoscere un quartiere lontano da quello in cui sono nato e cresciuto … “Co tante grazzie all’omo e la pianola che a tutti e due cià fatto un po’ de scola.”
I bassorilievi e i graffiti che illustrano il trittico sono tratti da foto Alinari degli anni intorno al 1850.

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