Biografia

Sono nato a Roma (che fortuna!) il 23 gennaio 1934, anno XII E.F. (Era Fascista) per vivere una vita piena, sempre impegnata, vissuta di corsa, acquistando per quasi sessant'anni, tutti i giorni, un quotidiano, che ha fatto immagazzinare nel cervello “di tutto e di più” nei diversi settori, nei diversi ambienti e mondi culturali che mi sono capitati, con mie idee che si sono formate da ragazzo e che si sono consolidate nel prosieguo, che  ho difeso pagan-
 
do anche di persona.
Le diverse opzioni del sito corrispondono ad altrettanti periodi di vita e ai risultati ottenuti non tralasciando alcuni episodi rimasti impressi nella memoria, senza dover ricorrere ai supporti (cioè a quelli che Trilussa chiamava “li ricordimpicci de la vita”) costituiti da album fotografici, documenti, dischi a 78-33-45 giri, nastri, CD, DVD e MP3 e relativi apparecchi per riproduzione.
Quale vita ho vissuto? Come gli altri della mia generazione ho visto o vissuto l’Italia in guerra, la caduta del fascismo, le atomiche sul Giappone, la nascita della tv, l’uomo camminare sulla Luna, le Brigate Rosse, la fine del comunismo, la nascita del computer, il cellulare, le “Torri gemelle” e tante altre cose, ho visitato 43 Paesi con i sistemi più diversi.
Inizio la mia autolettura dall’album fotografico che conserva l’impegno di mio padre come fotografo dilettante, munito di Kodak 6x9 e mamma, ordinata e precisina, che incolla le foto su album nero e scrive date e luoghi con inchiostro di china bianco.
apà, nato nel 1886, è il primo di cinque maschi ed è l’unico non romano; lo è diventato a un anno di età. E’ il Capo Ufficio Filatelico delle Poste Italiane e, insieme al suo Capo Divisione, porta in visione a Mussolini, per la scelta, le nuove emissioni commemorative.
P E’ anche un dirigente dell’Unione Storia e Arte, l’associazione culturale romana. E’ deceduto nel 1945 quando, a undici anni, ho già frequentato
la prima media.
Tra i tanti libri che ha lasciato ci sono quelli di Gioacchino Belli, di Trilussa e di Pascarella che leggerò sempre con interesse.
Mamma, romana del 1897, è una ragioniera, diplomata nel 1915, quando le donne non studiavano, che ha lavorato trentanove anni, fino a Capo Ufficio Trasporti, alla BPD (Bombrini Parodi Delfino) una grande azienda industriale. E’ deceduta nel 1992 a 95 anni quando ancora risolveva i giochi della Settimana Enigmistica. Per tanti anni aveva fatto parte della “Corte di Re Salomone”, i grandi enigmisti italiani anteguerra.
Tutti e due i genitori mi hanno dato tanto. Mamma, mi ha educato fin da piccolissimo alla logica enigmistica e alla matematica, papà, facendomi giocare, fin dai primi anni di età, con i francobolli e quindi con re, monete, colonie, storia e geografia relativa.
Frequento i primi tre anni delle elementari in una scuola di monache e, gli altri, in una scuola statale con un maestro tutti i giorni in camicia nera che, quando suona la sirena, ci porta, in fila per due, nel ricovero antiaereo. Durante la guerra, pur avendo pochi anni, collaboro alle richieste dei genitori, assieme a mio fratello minore. Facciamo le file alla fontanella per riempire un fiasco d’acqua, per comprare il carbone, per la verdura e per la raccolta della legna da ardere quando manca il gas. Soffriamo per tante carenze ma soprattutto per il freddo e per i geloni; soffro quando scompare Mario, un amichetto ebreo, con tutta la sua famiglia e quando il professore che abita al piano di sotto viene fucilato dai tedeschi. Vedo, perché accompagnato da papà, dopo l’arrivo degli americani, le bare allineate in via Ardeatina, molte ancora senza foto, ho ancora nelle orecchie il rumore delle bombe che cadono sul quartiere Tiburtino e che ascolto dal Flaminio. Gli anni di guerra mi fanno crescere più in fretta, come mi fa crescere la morte di mio padre, a guerra terminata, quando con lo stipendio di mia madre, oltre a me e mio fratello, devono essere mantenute anche una zia e una nonna.
Da Balilla a scout, due divise e due mentalità opposte. Dalle marce col fuciletto e canzoni di guerra alle escursioni e all’amore per il prossimo, più povero di me. Il fratello di mio padre, zio Gino, completa le basi di quello che poi sarò nella vita. E’ uno zio, licenziato nel 1923 dalle Ferrovie dello Stato perché socialista e antifascista, che è vicino alla nostra famiglia e contribuisce a completare il mio amore per i più poveri; “non bastano le preghiere e la rassegnazione ma è necessaria la contestazione e la lotta per cambiare i rapporti tra le classi sociali”. Pur frequentando la Parrochia mi iscrivo, a diciassette anni alla FGS (Federazione Giovanile Socialista) e rimarrò un “rosso” per tutta la vita. Di questo ne parlerò in altro spazio del sito.
Frequento la scuola media presso l’istituto Sant’Apollinare e, dopo la licenza, con dispiacere di mia madre che mi vuole allo scientifico, scelgo di frequentare il Galilei l’unico istituto industriale esistente a Roma, prestigioso ma durissimo. Per l’iscrizione è necessaria una licenza con la media del sette, chi è bocciato non può ripetere e deve cambiare scuola e indirizzo.
Prendo il diploma nel 1953 dopo cinque anni sempre accompagnati dallo studio estivo per gli esami di riparazione. Perché? I compiti per casa sono sempre tanti; bisogna studiare tutti i giorni. Le interrogazioni avvengono senza preavviso, i compiti in classe sono uno soltanto per trimestre: non si può sbagliare. Ma a me piace anche lo sport; sono nella squadra di calcio del quartiere Flaminio e faccio parte della Società Atletica Capitolina perché corro i 100 metri in 11 secondi e 4. Il tempo che tolgo allo studio lo restituisco studiando d’estate.
E’ il dopoguerra e ogni anno le industrie richiedono all’Istituto Galilei i neo diplomati. Ci vogliono due anni, dopo attività lavorative meno stimolanti, per trovare la soluzione definitiva: quella della SRE (Società Romana di Elettricità, poi ENEL), nel 1955, dove vengo assunto in un concorso per due Periti Industriali elettrotecnici. Percorrerò, fino al 31 dicembre 1994, tutta la mia carriera dalla Cs alla Q1 (quadro di primo livello). Non arrivo alla dirigenza per due motivi: il primo per la presunzione di arrivarvi ugualmente anche senza dare gli esami residui per la laurea in Economia e Commercio (mi sono fermato a 22 esami su 26), il secondo, per essere stato un dirigente della CGIL che non è sceso a compromessi, né accettato proposte indegne.
Nell’arco dei quarant’anni la fantasia e l’impegno politico mi portano a fondare e dirigere tre giornali politico-culturali e ad assumere ruoli primari.
Vado in pensione pur avendo la possibilità di rimanere ancora in servizio, per qualche anno, come Capo dell’Ufficio Materiali del Lazio, con circa 70 collaboratori.
Avanti a me, secondo la statistica, ho ancora 15-20 anni di vita. Cosa progettare per il futuro? Ho due prospettive. La prima: ho lavorato per quarantuno anni ed ora mi riposerò, non farò più niente, godendomi la pensione. La seconda: il cervello ha funzionato ed è stato creativo per una vita, potrei cercare attività nuove e culturalmente interessanti.
Vince la voglia di reinventarmi, di tornare creativo in qualsiasi settore o attività che non ho mai praticato. Inizio, quattro giorni dopo il pensionamento, il 4 gennaio 1995, con la prima lezione di ceramica quale felice inizio di una serie di bassorilievi con soggetto “Roma Sparita”.
Alla fine del 2008 guardo mi guardo indietro nel tempo e giro lo sguardo nel soggiorno; sorrido soddisfatto.
Cosa ho fatto in quattordici anni per avere oltre sessanta tra coppe e targhe? E le medaglie? E le menzioni d’onore? E le citazioni sui periodici? E le interviste su tv private?
Oggi sono un artista per gli acquerelli e i bassorilievi, un poeta dialettale, un compositore che mette la musica alle sue poesie, vincitrici di premi letterari e un cantautore, arrivato al 34° recital, un giocatore di bridge, lo sport della mente, un corista del coro della Scuola di Musica di Testaccio, diretto da Giovanna Marini.
Queste attività permettono il superamento di alcuni anni difficili trascorsi nell’immobilità, in carrozzella e con le stampelle. Però la mano può scrivere... Nasce così “Pronto soccorso” una raccolta di poesie e un racconto voluti con la forza di chi pretende di scrivere, ogni giorno, qualche cosa per non trovarsi, poi, guarito ma rimbambito.
Una cosa è certa: quel carattere e quel modo di pensare formato dal contributo di mia madre, di mio padre, dagli scouts e da mio zio Gino è rimasto tale e si vede dalle mie poesie e dalle mie canzoni. Battersi sempre contro la prepotenza, pensare e aiutare chi sta peggio di me.

Tu che leggi il “chi sono” ti sarai chiesto: “Alberto è un single o ha una famiglia?”.
Sono un single che ha avuto famiglia. Ho avuto due mogli che ho stimato ma devo anche dire che un matrimonio, dopo tanti anni (18 e 22) se non è sostenuto giornalmente da una volontà reciproca per farlo vivere con nuovi interessi, si logora e si consuma fino al vuoto. Queste esperienze mi portano a capire che, una coppia può andare d’accordo soltanto se è “scoppiata”; ciascuno a casa propria per i problemi quotidiani. Si sta assieme nei fine settimana, nelle vacanze, per necessità reciproche e per gli interessi comuni. I tre figli adulti autosufficienti assieme ai nipotini hanno la propria vita familiare e li incontro periodicamente. Loro sono tranquilli che il loro padre non ha bisogno di nulla: è sereno e autosufficiente.
Con la serenità familiare e quella di una vita soddisfacente e gratificante il pensionato trascorre così la sua terza età, felice di vivere.